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 L'arte di ottenere ragione (esposta in 38 stratagemmi)

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Servius Sertorius
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MessaggioTitolo: Abbasso i valori! Viva la mediocrità!   Ven 24 Dic 2010 - 1:56

Stratagemma n. 18: uccidere la discussione. E meno male che "contra negantem principia non est disputandum"! E bravo Schoppy! Ma d'altronde questa che espone sarebbe l'"arte" di ottenere ragione, mica l'arte del discutere. Se la prima è arte allora il mondo è pieno di artisti indimenticabili.

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MessaggioTitolo: STRATAGEMMI N. 20, 21 E 22   Lun 3 Gen 2011 - 23:40

STRATAGEMMA N. 20

Quando abbiamo richiesto all'avversario le premesse ed egli le ha concesse, non dobbiamo chiedere anche la conclusione che ne consegue, ma tirarla direttamente noi stessi: anzi, anche se manca ancora l'una o l'altra delle premesse, noi la assumiamo come ugualmente concessa e tiriamo la conclusione. La qual cosa poi è un impiego della fallacia non causae ut causae.


STRATAGEMMA N. 21

Se ci accorgiamo che l'avversario fa uso di un argomento solo apparente o sofistico, possiamo certo annullarlo mettendone in luce la capziosità e illusorietà, ma è meglio liquidarlo ricorrendo a un controargomento altrettanto sofistico e apparente. Infatti quello che importa non è la verità, ma la vittoria. Se egli, per esempio, avanza un argumentum ad hominem, è sufficiente infirmarlo con un controargomento ad hominem (ex concessis): e in generale, se se ne offre l'opportunità, è più breve presentare un argumentum ad hominem, anziché fare una lunga discussione sulla vera natura della cosa.


STRATAGEMMA N. 22

Se l'avversario ci chiede di ammettere una cosa da cui il problema in discussione conseguirebbe immediatamente, rigettiamola spacciandola per una petitio principi; infatti non sarà difficile che sia lui sia chi ascolta considerino identica al problema una tesi strettamente affine: e così gli sottraiamo il suo argomento migliore.

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MessaggioTitolo: STRATAGEMMI N. 23 E N. 24   Ven 14 Gen 2011 - 0:07

STRATAGEMMA N. 23

La contraddizione e la lite spingono a esagerare l'affermazione. Possiamo dunque stuzzicare l'avversario contraddicendolo, e indurlo così a esagerare oltre il vero un'affermazione che in sé, e in un certo ambito, potrebbe essere vera: e una volta confutata questa esagerazione, è come se avessimo confutato anche la sua tesi di partenza. Al contrario, quando veniamo contraddetti, dobbiamo fare attenzione a non esagerare o estendere la nostra tesi. Spesso inoltre sarà l'avversario a fare il tentativo di estendere la nostra affermazione oltre i termini nei quali noi l'abbiamo posta: dobbiamo allora fermarlo subito e ricondurlo ai limiti della nostra affermazione con un <<tanto ho detto, e niente di più>>.


STRATAGEMMA N. 24

La forzatura della consequenzialità. Dalla tesi dell'avversario si traggono a forza, attraverso false deduzioni e deformando i concetti, altre tesi che non vi sono contenute e non corrispondono affatto all'opinione dell'avversario, ma sono assurde o pericolose: poiché, ora, sembra che dalla sua tesi di partenza discendano tali proposizioni, che sono in contraddizione o con se stesse o con verità riconosciute, ciò vale come una confutazione indiretta, apagoge: è un nuovo impiego della fallacia non causae ut causae.

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MessaggioTitolo: C'è sempre uno che ci prova   Dom 16 Gen 2011 - 3:47

Un certo mio amico ci prova sempre col 23 e il 24.
Poi un giorno ci ho provato io. E l'ho fregato! IGH!

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MessaggioTitolo: STRATAGEMMI N. 25, 26, 27 E 28   Ven 4 Feb 2011 - 6:25

STRATAGEMMA N. 25

Questo stratagemma para l'apagoge con una <<istanza>>, exemplum in contrarium. L'inductio, abbisogna di una gran quantità di casi per porre il principio universale: l'apagoge basta che presenti un unico caso per il quale il principio non è valido, e questo è demolito: un caso del genere si chiama <<istanza>>, exemplum in contrarium, instantia. Per esempio, la proposizione <<Tutti i ruminanti sono cornuti>> viene demolita tramite l'unica <<istanza>> dei cammelli.
L'<<istanza>> è un caso di applicazione della verità generale: sotto il concetto principale di quest'ultima deve essere sussunto qualcosa per cui però quella verità generale non vale: perciò essa viene completamente demolita. Sennonché qui possono verificarsi inganni: perciò quando l'avversario muove istanze dobbiamo stare attenti a quanto segue: 1) se l'esempio sia effettivamente vero: ci sono problemi la cui unica soluzione autentica è che il caso non è vero: per esempio molti miracoli, storie di spiriti, e così via; 2) se rientri effettivamente nel concetto della verità presentata: spesso è così solo in apparenza e per chiarirlo è necessaria una precisa distinzione; 3) se sia effettivamente in contraddizione con la verità presentata: spesso è così solo in apparenza.


STRATAGEMMA N. 26

Un tiro brillante è la retorsio argumenti: quando l'argomento che l'avversario vuole usare a proprio vantaggio può essere usato meglio contro di lui. Per esempio egli dice: <<E' un bambino, bisogna pur concedergli qualcosa>>; retorsio: <<Proprio perché è un bambino bisogna castigarlo, affinché non perseveri nelle sue cattive abitudini>>.


STRATAGEMMA N. 27

Se, di fronte a un argomento, l'avversario inaspettatamente si adira, allora bisogna incalzare senza tregua con quell'argomento: non soltanto perché va bene per farlo montare in collera, ma perché si deve supporre di aver toccato il lato debole del suo ragionamento, e di potergli nuocere, a questo punto, ancor più di quanto si possa credere in un primo tempo.


[Il prossimo stratagemma esemplifica magistralmente una tecnica che sovente viene usata oggi in TV quando si disputa su argomenti complessi. L'esposizione rapida e sintetica che i precetti televisivi impongono, la natura univoca del discorso televisivo e la (in)competenza dialettica e retorica del medio pubblico televisivo favoriscono la tecnica proposta dallo stratagemma n. 28 che distrugge gli argomenti razionali che portano a conclusioni esatte per esaltare conclusioni semplicistiche e fallaci]

STRATAGEMMA N. 28

Questo stratagemma lo si può adoperare principalmente quando persone colte disputano davanti ad ascoltatori incolti. Quando non si dispone di alcun argumentum ad rem e nemmeno uno ad hominem, allora se ne fa uno ad auditores, cioè si avanza una obiezione non valida, di cui però solo un esperto vede l'inconsistenza: ma, mentre l'avversario è un esperto, tali non sono gli ascoltatori. Ai loro occhi egli viene dunque battuto, tanto più se la nostra obiezione riesce a porre in una luce ridicola la sua affermazione. A ridere la gente è subito pronta, e quelli che ridono li si ha dalla propria parte. Per mostrare che l'obiezione è nulla, l'avversario dovrebbe inoltrarsi in una lunga discussione e risalire ai princìpi della scienza, o cose del genere: ma se lo fa, non trova facilmente ascolto.
Esempio. L'avversario dice: nella formazione della crosta rocciosa archeana, la massa dalla quale si cristallizzò il granito e tutta la roccia restante era liquida a causa del calore, cioè fusa: il calore doveva essere di circa 200° R: la massa si cristallizzò sotto la superficie del mare che la copriva. Noi avanziamo l'argumentum ad auditores che a quella temperatura, anzi assai prima, a 80° R, il mare si sarebbe volatilizzato da un bel pezzo e aleggerebbe sotto forma di vapore. Gli ascoltatori ridono. Per batterci egli dovrebbe mostrare che il punto di ebollizione non dipende solo dal grado di calore, ma altresì dalla pressione atmosferica, e questa, non appena circa la metà del mare è evaporata, è cresciuta al punto che neppure a 200° R ha luogo l'ebollizione. Ma egli non riesce a dimostrarlo giacché per chi non sa nulla di fisica sarebbe necessario un intero trattato.

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MessaggioTitolo: STRATAGEMMA N. 29   Lun 23 Gen 2012 - 8:50

STRATAGEMMA N. 29

Se ci si accorge di venire battuti (vedi lo stratagemma n. 18), allora si fa una diversione, cioè si comincia d'un tratto con qualcosa di totalmente diverso, come se fosse pertinente alla questione e costituisse un argomento contro l'avversario. Questo avviene con un certo ritegno se la diversione riguarda ancora in generale il thema questionis; sfacciatamente se riguarda solo l'avversario e non parla affatto della cosa in questione. Per esempio: io lodavo il fatto che in Cina non esiste nobiltà ereditaria e gli uffici vengono assegnati solo in seguito a examina. Il mio avversario affermò che il sapere non prepara a esercitare uffici più dei privilegi di nascita ( che egli teneva in qualche considerazione). Ma gli andò storta. Subito fece una diversione, dicendo che in Cina tutti i ceti vengono castigati con la punizione corporale, e mise questo in relazione con il molto bere tè, rimproverando ai Cinesi l'una e l'altra cosa. Ora, chi si impelagasse senz'altro in tutto questo, si sarebbe lasciato sfuggire di mano la vittoria già raggiunta.
La diversione è sfacciata quando abbandona completamente la cosa in questione e attacca circa così: <<Sì, e del resto anche lei affermava di recente ecc.>>. Rientra infatti, in una certa misura, nel <<diventare offensivi>>, di cui si parlerà nell'ultimo stratagemma. Considerata in senso stretto, la diversione è un grado intermedio fra l'argumentum ad personam, di cui si discuterà appunto nell'ultimo stratagemma, e l'argumentum ad hominem.
Quanto questo stratagemma sia per così dire innato, lo mostra ogni lite fra gente comune: infatti, se uno avanza all'altro rimproveri personali, questi risponde non già confutandoli ma muovendo lui rimproveri personali al primo, lasciando sussistere e quindi quasi ammettendo, quelli rivolti a lui stesso. Si comporta come Scipione che affrontò i Cartaginesi non in Italia, ma in Africa. In guerra tale diversione a volte può anche dimostrarsi utile. Nel contendere non va bene, perché non si fa nulla contro i rimproveri ricevuti e chi ascolta viene a sapere le magagne di entrambe le parti. Nel disputare è in genere usata solo faute de mieux.

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